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Nota di Enrico Gualandi

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Nota di Enrico Gualandi, Responsabile finanza e tributi locali Legautonomie

 

Entro giugno il Consiglio dei Ministri si è impegnato a presentare il Disegno di legge sul federalismo fiscale. L’attesa è grande.

L’autonomia di entrata e di spesa previste dal Titolo V della Costituzione repubblicana si dovrebbe tradurre in regole che pongono in capo ai governi regionali e locali la responsabilita’ di decidere sul territorio le proprie risorse finanziarie.

I bilanci regionali degli enti locali dovrebbero essere basati su tributi propri certi; su compartecipazioni al gettito dei tributi erariali riferiti ai rispettivi territori; su quote di Fondi perequativi da destinare agli Enti con minor reddito (la proposta riforma prevede 3 fondi: comunale, provinciale e regionale).

Una novita’ che si ritrova nel testo ufficioso del Ministero dell’Economia riguarda i trasferimenti compensativi che dovrebbero garantire il finanziamento di livelli essenziali; di funzioni pubbliche fondamentali, quali l’assistenza e la sanita’, l’istruzione, i servizi collettivi e trasporti locali. Qualche perplessita’ e’ data dalla scelta di 2 livelli distinti del finanziamento di tali funzioni: direttamente dallo Stato per i grandi comuni ed i capoluoghi, mentre per gli altri comuni con minore popolazione il rapporto sarebbe con le regioni.

La scelta del federalismo fiscale, auspicata anche in motivati interventi del Presidente della Repubblica, dovrebbe rappresentare una premessa del Documento di Programmazione Economica e Finanziaria ed un’anticipazione del necessario coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario, da realizzare con un Disegno di Legge annuale “collegato” alla Legge Finanziaria.

Queste proposte sono state presentate in un incontro dei Sindaci con il Governo lunedi’ 18 giugno scorso. Durante la riunione gli esponenti del Governo hanno prospettato, in via ufficiosa, l’ipotesi di “congelare” circa 4,4 miliardi di euro di avanzi di amministrazione dei governi locali, tagliando ulteriormente i trasferimenti dovuti per il 2008 di una cifra pari al 10% degli avanzi.

Legautonomie aveva denunciato come, con un’interpretazione unilaterale e forzata del Patto di Stabilita’, operata dal Ministero dell’Economia con la circolare n. 12/2007, si impediva agli enti locali un pieno utilizzo degli avanzi di amministrazione per investimenti e spese sociali, penalizzando cosi’ le comunita’ locali piu’ virtuose, violando e stravolgendo l’art.187 del Testo Unico degli enti locali. Le attuali disposizioni del Patto di Stabilita’, infatti, non consentono ai comuni di poter utilizzare l’avanzo di amministrazione di anni pregressi e le entrate derivanti dalla dismissione di beni mobili effettuate nel triennio 2003-2005, gia’ destinate da tempo al rifinanziamento di investimenti ed opere pubbliche necessarie.

Il congelamento degli avanzi di amministrazione e il tentativo di appropriarsene da parte del Governo centrale e’ inaccettabile.

Prima si e’ impedito, agli enti piu’ virtuosi, di rispettare i loro programmi di investimento e di sviluppo dei servizi sociali ed ora il Governo sembra voler rapinare i risparmi forzosi imposti con le norme del Patto di Stabilita’.

Legautonomie apprezza e vuole contribuire alla definizione della riforma per il federalismo fiscale, sollecitando l’applicazione di parti di tali norme gia’ dal 1 gennaio 2008, ma non puo’ accettare una politica centralistica volta a ridurre le risorse legittime ed autonome degli enti locali. Impedire ai comuni di procedere con i loro programmi e politiche di investimento (che rappresentano il 70% degli interventi pubblici), significa compromettere seriamente la crescita economica del Paese.

Non c’e’ garanzia di sviluppo senza un coinvolgimento concertato degli enti locali e delle regioni. Se i Governi nazionali continueranno a considerare i comuni, le province e le regioni, soggetti a cui ridurre le risorse non ci sara’ alcuna certezza di sviluppo per l’intero Paese.

22 giugno 2007

 


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