La Manomissione dell'ICILa manomissione dell’ICI
di Oriano Giovanelli, presidente Legautonomie
Testo pubblicato su Italia Oggi il 28 dicembre 2007, nella pagina mensile curata da Legautonomie.
La legge finanziaria licenziata dall’esame del Parlamento è certamente migliorata rispetto al provvedimento del Governo dell’ottobre scorso, anche grazie al lavoro di Legautonomie, ma permane un dato che non può essere taciuto: la manomissione dell’ICI.
Sia per la parte contenuta nel collegato alla finanziaria, che ha previsto l’esenzione per gli immobili delle cooperative agricole, il cui minor gettito monitoreremo attentamente, sia per la parte che riguarda l’ulteriore detrazione per la prima casa.
Gia nel nostro appuntamento di Viareggio il 2/3 ottobre abbiamo fortemente criticato la disinvoltura con la quale il progetto di legge finanziaria per il 2008 si proponeva di intervenire sull’imposta comunale sugli immobili.
Partivamo dalla forte condivisione della volontà del governo centrale di procedere ad una riduzione della pressione fiscale sulle famiglie, ma si poteva raggiungere lo stesso risultato senza andare a mettere le mani sull’ICI in quel modo.
Le ragioni sono tre e del tutto evidenti.
La prima ragione è che l’ICI rappresenta la principale entrata autonoma dei comuni e leggiamo in questo intervento verticistico una lesione dell’autonomia locale; i comuni già oggi provvedono con loro regolamento a definire esenzioni per le fasce più deboli o per favorire gli affitti a canone concordato.
La seconda ragione è che il meccanismo di restituzione previsto dal Governo, anche se reso più chiaro e solido dalle modifiche apportate dalla commissione bilancio della Camera, mette a rischio la certezza delle entrate dei comuni e aumenta la loro dipendenza dai trasferimenti dello Stato, oltre a essere in contraddizione con lo stesso disegno di legge sul federalismo fiscale presentato dal Governo ed oggi all’esame della Camera.
La terza ragione è che così facendo il Governo avvalora l’idea sbagliata che l’ICI sia una tassa ingiusta, quando basta una piccola riflessione per rendersi conto che è uno degli strumenti più equi attraverso il quale io cittadino verso alla mia comunità una sorta di contributo condominiale, rispetto al quale ricevo servizi visibili, tangibili, senza dei quali la mia vita nella città e nella comunità sarebbe più disagevole, più brutta, meno giusta. Di quante mposte possiamo dire altrettanto?!
Non voglio certo dire che l’ICI sia una imposta perfetta, tutt’altro.
So bene che crea disparità fra comuni avvantaggiando quelli che hanno possibilità di sviluppare l’edificazione; che è ambientalmente discutibile perché con gli oneri di urbanizzazione, diventa la principale entrata per il comune, in assenza di vere compartecipazioni ai grandi gettiti fiscali nazionali come l’IRPEF e l’IVA, incentivando un uso distorto del territorio; che non ha la progressività di altre imposte e quindi segue con difficoltà la reale ricchezza dei contribuenti.
Infine poiché il meccanismo di calcolo fa riferimento a rendite catastali obsolete e del tutto ingiuste fra quartiere e quartiere della stessa città ma certo non per responsabilità dei comuni.
Abbiamo sempre detto che l’ICI va riformata non manomessa come ha fatto il Governo, con grave pregiudizio per l’autonomia degli enti locali. |