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Contributo del presidente della Provincia di GenovaOsservazioni sulle conseguenza della manovra finanziaria.BILANCIO DI PREVISIONE 2010 Considerazioni di Alessandro Repetto, Presidente della Provincia di Genova
La Provincia di Genova ha approvato, come da tradizione, il bilancio di previsione 2010 entro il 31 dicembre 2009. Il bilancio pareggia su un importo totale di circa 233 milioni di euro. Le risorse di entrata che incidono maggiormente sono le entrate tributarie ed extratributarie (circa il 40%) e i trasferimenti regionali (anch’essi per circa il 40%). L’indebitamento, utilizzato a copertura di parte degli investimenti, incide per una quota residuale di circa il 4%. Il 26% restante si divide tra: alienazioni e trasferimenti da altri enti (circa 6%) e partite di giro, cioè poste di entrata e di spesa che si compensano, per circa il 10%. Con l’esclusione delle poste compensative, le risorse di entrata sono destinate alle attività comprese nei quattro Programmi in cui è suddivisa la Relazione Previsionale Programmatica approvata dal Consiglio Provinciale: il 22% è destinato alla Sussidiarietà e solidarietà sociale (dove sono ricompresi anche tanti interventi a favore dei Comuni minori, compresa la viabilità), il 7% è destinato alle Politiche ambientali, il 43% allo Sviluppo territoriale, compresi gli interventi destinati alle politiche del lavoro e alla formazione professionale e ai centri per l’impiego, il 28% è assorbito dalle attività di supporto indispensabili per realizzare gli interventi, tra le quali il peso maggiore è riferito alle spese di personale. In un contesto di crescente difficoltà dei mercati e di espansione della disoccupazione – che dovrebbe essere adeguatamente affrontato con ben altri mezzi - la programmazione della Provincia per il prossimo triennio ha dovuto obbligatoriamente ridurre gli investimenti e quindi la possibilità di impattare positivamente sul sistema produttivo locale. Ciò a causa della netta flessione delle entrate tributarie e, insieme, delle regole del patto di stabilità interno fissate dal Parlamento. La crisi economica penalizza fortemente le Province poiché hanno tra le loro maggiori risorse imposte e tributi che risentono immediatamente delle difficoltà del mercato, si tratti di auto (con l’imposta provinciale di trascrizione e l’imposta sulla responsabilità civile auto) o di attività produttive tenute a versare l’addizionale provinciale sull’energia elettrica. Inoltre, il Patto di stabilità interno per il triennio 2010/2012 fissa parametri migliorativi dei saldi di bilancio molto restrittivi a carico degli enti locali, prendendo come base di raffronto la situazione finale del 2007, anno nel quale l’economia a livello locale e internazionale non aveva ancora manifestato tutta la sua debolezza. La prima conseguenza di ciò è l’obbligata flessione delle spese di investimento, cioè di quella parte di risorse che incide più di ogni altra sullo sviluppo territoriale, perché è la sola in grado di dare valore aggiunto alla normale attività della pubblica amministrazione. Ma la criticità del momento è rappresentata dal fatto che, mentre le entrate proprie sono in sofferenza, i trasferimenti di risorse dalla Regione e dallo Stato tendono a diminuire progressivamente fino, in qualche caso, ad annullarsi, aggravando ancor di più il peso sui gestori finali delle attività che sono i Comuni e le Province e annullando qualsiasi possibilità di operare scelte discrezionali al di fuori dell’ordinaria amministrazione. In questo contesto il bilancio 2010 cerca di contenere al minimo possibile i contraccolpi sulla spesa corrente, garantendo nel contempo una certa continuità agli investimenti. Per questi ultimi è stata data priorità alla messa a norma di alcuni istituti scolastici di scuola media superiore, per i quali la Provincia è competente (tra cui gli Istituto Einaudi-Galilei-Casaregis, Barabino-Klee, De Ambrosis-Natta e Liceo Colombo) e alla manutenzione straordinaria delle strade provinciali, in parte con fondi propri e in parte con risorse trasferite dalla Regione (per un totale di circa 10 milioni di euro). Altri interventi riguardano la salvaguardia del territorio e la difesa del suolo (circa 5 milioni di euro) . Le prospettive per il prossimo triennio 2011/2013 sono ancora peggiori. La manovra estiva recentemente approvata con decreto legge, pone Comuni e Province in una situazione drammatica: il taglio previsto per le sole Province, precisamente per sole 85 Province italiane – risulta pari a 300 milioni di euro nel 2011 e 500 milioni di euro nel 2012. Un taglio complessivo di 800 milioni di euro su un numero esiguo di enti, alcuni dei quali si troveranno nell’impossibilità di fronteggiare le stesse spese di funzionamento. Si tratta di un chiaro intento volto a colpire l’istituzione Provincia che, ancorché prevista dalla Costituzione, vede la propria esistenza minata da una politica che, prima ancora che decretarne la fine, ne impedisce la vita facendole mancare le risorse indispensabili. Ma è una politica miope che non si rende conto che colpendo le Province si colpisce il territorio nella sua essenza più pregnante, e cioè la difesa di quei luoghi – lontani dalle città e dalla ricchezza – che consentono però di preservare e governare le risorse ambientali e naturalistiche a vantaggio di tutti. E si colpiscono soprattutto i piccoli centri di montagna che hanno sempre avuto nella Provincia l’alleato più fedele nella difesa dei loro interessi, nella consapevolezza che il territorio non è fatto solo di persone ma anche di terra e che è proprio quest’ultima che bisogna preservare se si vuole che le persone possano continuare a viverci. |
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