Ti trovi in: LEGAUTONOMIE LIGURIA::Comunicati & Notizie::GLI ENTI LOCALI FRA MANOVRE FINANZIARIE ED EMERGENZE SOCIALI

Successo pieno per il convegno su -Gli enti locali fra manovre finanziarie ed emergenze sociali- organizzato da Legautonomie a Genova, venerdi' scorso 7 Ottobre.

Grande partecipazione di amministratori degli Enti e di addetti ai lavori nei campi dello stato sociale e della sanità: settori duramente attaccati, ormai da molti anni, dall’impronta liberistica e individualistica portata avanti dai governi di centrodestra e, in particolare, dalle diverse manovre finanziarie realizzate nel corso di questa caldissima estate contraddistinta dall’impennarsi della crisi finanziaria a livello globale. Dopo l’intervento del sindaco di Genova Marta Vincenzi, che ha sollevato anche il tema dell’iniziativa unitaria da realizzare tra i diversi soggetti rappresentativi, del sistema autonomistico, il convegno si è sviluppato attorno ad una sorta di “filo rosso” intrecciato sui temi sollevati nella sua relazione dall’assessore alle politiche sociali del Comune di Genova, Roberta Papi. Una denuncia netta, quella contenuta nelle parole dell’assessore, che ha giudicato la situazione drammatica, tale da porre a rischio la stessa coesione sociale del Paese. Si è verificato un vero e proprio depauperamento degli Enti Locali sul piano della possibilità concreta di programmazione dell’intervento nel campo del sociale: su questo elemento abbiamo verificato, per la prima volta dopo molti anni, una mobilitazione unitaria e traversale, che non è stata minimamente ascoltata nell’espressione dei suoi contenuti di fondo. Il Governo ha espresso, in questo frangente, una negativa filosofia di fondo, imperniata su due elementi: quello del considerare il welfare come costo da restringere e quello di una profonda sfiducia nei confronti degli Enti Locali, esercitando nella sostanza una sorta d riaccentramento delle competenze delegando, invece, all’INPS e agli Enti caritatevoli. Una visione figlia di quel neoliberismo, cui si accennava all’inizio, che non coglie alcuni aspetti fondamentali, negando l’idea dello sviluppo e crescita delle persone. I tagli attuati dalle diverse manovre hanno finito con il ridurre all’osso il fondo nazionale per le politiche sociali, sceso tra il 2008 e la previsione per il 2012 da 929 milioni a 187 milioni, con la ridicolizzazione delle somme presenti nei diversi fondi specificatamente dedicati a famiglia, politiche giovanili, affitti (un dramma particolarmente esplosivo nella situazione data), diritto allo studio. La spesa sociale è così caduta per intero sulle spalle di Regioni, Provincie e Comuni, con i Comuni completamente esclusi dalla ripartizione dei fondi. In realtà l’intendimento di fondo portato avanti dal governo è stato quello della rottura del concetto universalistico che, storicamente, ha sempre presieduto all’idea dello stato sociale; trasferendo questa idea a quella riduttiva della “residualità” e contrastando la possibilità di estendere le politiche di protezione sociale alle politiche familiari. L’Italia si colloca, così, al di sotto della media europea nella spesa per i giovani e per l’istruzione; il welfare italiano appare poco redistributivo e troppo sbilanciato nelle erogazioni monetarie e non sui servizi, eccessivamente centralizzato e assistenzialistico, in una negativa prospettiva di privatizzazione. Le nostre proposte risultano radicalmente alternative in questo senso, a partire dalla riproduzione del modello di sussidiarietà, dall’universalità dei servizi ai cittadini, con un forte decentramento delle politiche di welfare, spostando risorse dal livello centrale, superando la logica del risarcimento e puntando a estendere, socialmente e territorialmente, il concetto di “diritti fondamentali”. In questo senso va aperto un dibattito particolarmente ampio sul ruolo programmatorio degli Enti Locali, in particolare dei Comuni, ponendo l’attenzione anche a temi specifici come quello relativo alle badanti e alla funzione del volontariato, da non confondere però con quello degli altri soggetti del III settore. In conclusione lo slogan da sostenere potrebbe essere quello “ meno Stato e più società”, in un’idea di rapporto tra statalismo e sussidiarietà inteso non nel senso della riduzione ma della complessiva ridefinizione. Tra gli altri importanti contributi presentati al Convegno, è il caso, a questo punto, di ricordare la ricerca presentata da Legautonomie nazionale in collaborazione con lo SPI CGIL e l’Ires, nella quale si è evidenziato un forte incremento delle entrate tributarie (31,5%) ed extratributarie e da tariffe (più 14%) previste, moderata della spesa corrente (attorno ai 2-3 punti percentuali, se si esclude Roma dal calcolo dell’andamento medio), immobilismo degli investimenti (-0,9%), di fatto sostenuti esclusivamente dai “grandi Comuni”. Di converso, proprio sotto l’aspetto delle prime indicazioni che confermano le argomentazioni sostenute nel corso del Convegno sia al riguardo della relazione introduttiva sia nell’andamento del dibattito, si è registrata una riduzione dell’incidenza della spesa per il “welfare” allargato (servizi sociali, cultura, istruzione, sport e tempo libero) e per il sociale in senso stretto, sul totale della spesa corrente, rispettivamente del 2,4% e dell1,1%. Negli ultimi tre anni il Governo ha operato un taglio del 63% ai Fondi sociali nazionali, la decurtazione più significativa riguarda il Fondo nazionale per le politiche sociali (FNPS), istituito dalla legge 449/1997 e ridefinito con la legge 328/2000, che dal 2008 al 2011 è sceso (come già era stato riportato in precedenza) da 929, 3 milioni a 273,9 milioni di euro. La manovra di bilancio per il 2011 ha poi cancellato ogni stanziamento per il Fondo per la non autosufficienza, dotato di 400 milioni nel 2010, e ridotto in modo considerevole le dotazioni in capo agli altri Fondi sociali nazionali. Come se non bastasse, con l’attuazione della legge delega per il riordino del sistema fiscale e assistenziale, attualmente all’esame della Camera e con la quale il Governo intende recuperare almeno 20 miliardi a partire dal 2012 potrebbero verificarsi ulteriori tagli alla spesa sociale con pesanti ripercussioni sulle famiglie. Certamente la crisi, le stesse trasformazioni del tessuto economico e sociale del Paese impongono un ripensamento del modello di welfare, una riorganizzazione e rimodulazione del sistema di servizi e prestazioni che ne consenta il massimo di efficacia ed efficienza, oltreché di equità, insieme alla sostenibilità di un sistema socio sanitario che comunque deve mantenere l’ispirazione universalistica sancita dalla Costituzione, potenziando al massimo le risorse e la partecipazione della società civile attraverso la sussidiarietà orizzontale e il ruolo e le risorse che devono essere assegnate alle istituzioni locali, quelle cioè in grado di intercettare realmente la domanda sociale così come si esprime nella molteplicità dei diversi contesti istituzionali. Questo disegno va ribadito con forza, per contrastare fino in fondo l’ideologia della crisi che pare pervadere il nostro sistema e aprire la strada a un’alternativa concreta: il senso complessivo, nella sostanza, che Legautonomie ha cercato indicare attraverso le elaborazioni presentate nel corso del Convegno genovese.

A cura di Legautonomie Liguria Genova, li 11 ottobre 2011

SCARICA L'ARTICOLO IN VERSIONE PDF

 2008 © Tutti i diritti sono riservati - Autogestione contenuti a cura e responsabilità di Lega Regionale Ligure delle Autonomie Locali
p.iva: 80083950107 - Sistema GLACOM®