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Prime considerazioni sulla manovra economica

Mentre scriviamo, abbiamo solo le informazioni della stampa, quindi occorrerà vedere i contenuti della manovra e la realizzazione delle promesse fatte ai Comuni per esprimere un giudizio pieno.

Tuttavia, alcuni elementi destano grandi perplessità:


1. Se sono confermati tutti i tagli per le Regioni, questi ricadranno inevitabilmente sui comuni, i territori, dove i tagli saranno operativi. Saranno i cittadini che vivono nei comuni a non avere più treni per raggiungere il posto di lavoro o a pagare molto di più i biglietti, a sperimentare la chiusura di asili nido o l’aumento dei costi, a vivere le ricadute delle imprese che chiudono a causa della crisi e della riduzione degli incentivi; saranno i cittadini meno abbienti ad abbandonare ogni speranza di avere case ad affitto accessibile, e saranno loro a non avere più opportunità di formazione per l’ingresso o il rientro nel mercato del lavoro in un periodo di cassa integrazione e disoccupazione ai massimi storici; saranno loro che dovranno rinunciare a operazioni e farmaci indispensabili per la vita. Sarà nei comuni che si realizzeranno meno infrastrutture e opere pubbliche, e qui diminuiranno gli interventi per l’ambiente e l’agricoltura. Difficile dunque capire come si conciliano tagli alle regioni e soddisfazione dei Comuni.

2. L’intesa tra governo e comuni è stata fatta su promesse. Già altre volte abbiamo visto promesse non mantenute, ricordiamo solo le ultime: la modifica del patto di stabilità (dopo le manifestazioni della restituzione delle fasce) e la manovra stessa (alla vigilia il governo aveva condiviso con i Comuni tagli per la metà di quelli che sono stati comunicati il giorno dopo la condivisione). Sappiamo quanto è problematico il federalismo demaniale, presentato come grande opportunità per i Comuni. Sono anni che i Comuni non riescono a ottenere l’attribuzione delle funzioni catastali, sempre ostacolate dal governo: sarà una sorpresa constatare che finalmente questa questione si risolve a favore dei Comuni. Non si capisce perché i provvedimenti per il federalismo fiscale non siano portati avanti insieme alla discussione sulla Carta delle autonomie e prima della manovra, invece di far parte di un pacchetto di “promesse” tutte da verificare.

3. Si è aperto un conflitto istituzionale tra regioni e governo, e tra regioni province e comuni, dal quale ne usciamo tutti con le ossa rotte, soprattutto le autonomie locali. Viviamo tempi difficili, che richiedono impegno di tutti, scelte condivise, responsabilità diffuse e cooperanti: questa vicenda ha smembrato ogni possibilità di collaborazione e condivisione, ci ha reso tutti più deboli e subalterni verso lo stato centrale. Questa vicenda richiama in causa un tema che Legautonomie pone da tempo: la necessità di rapporti nuovi, unitari, tra le associazioni di comuni e province e tra questi e le regioni, fuori da questo quadro si faranno gli accordi, ma non saranno mai in favore dei territori e dei cittadini.

Restano poi tutte le perplessità sulla manovra, che riteniamo:
ingiusta perché taglia esclusivamente agli enti territoriali e lascia inalterate le spese dei ministeri dove invece si potrebbe razionalizzare tantissimo, come dimostrano gli stessi rapporti della commissione tecnica del ministero delle finanze. Ingiusta, perché alla fine colpisce i cittadini più deboli e più poveri. Ingiusta perché non affronta le questioni vere degli sprechi e delle inefficienze di alcune regioni province e comuni, e penalizza tutti allo stesso modo: senza valorizzare gli enti che hanno mostrato di saper ben governare i propri territori; senza mettere gli enti “spreconi” in condizione di ridurre gli sprechi e di avviare processi di buon governo. Ingiusta perché non pone l’avvio di politiche serie per il recupero dell’evasione fiscale e l’uscita dal sommerso. Ingiusta perché il peso della manovra è di dimensioni insopportabili sulla Regione Liguria e sui comuni liguri, con il rischio di bloccare e/o limitare servizi ai cittadini e comunque con oneri che possono essere diretti o indiretti, comunque ricadenti sul cittadino, e in particolare sulle fasce più deboli.
imprudente, perché riduce il Pil (lo confermano le analisi della Banca d’Italia e dello stesso Ministero dell’Industria e delle Finanze) rischiando di aggravare la crisi in corso e senza intraprendere percorsi virtuosi per un nuovo sviluppo, come invece stanno facendo altri Paesi europei con manovre più pesanti, ma anche più mirate e indirizzate verso lo sviluppo e suddivise in modo più giusto tra i vari livelli istituzionali. Se non riparte, la crescita non può esserci riequilibrio del debito pubblico, e il rallentamento degli investimenti avrà ricadute negative sull’economia e sulle entrate.
E’ una manovra infine che mette a rischio il federalismo e la tenuta dell’Italia, perché il federalismo è fruttuoso solo in un sistema di sussidiarietà e solidarietà nazionali che faccia progredire tutto il Paese: tutte le regioni, le province e i Comuni, spingendoli verso processi virtuosi di responsabilità e autonomia sostenuti tutti insieme. Un quadro diverso, un quadro di disarticolazione dello stato, non giova a nessuno, né alle regioni forti e virtuose né alle altre, soprattutto in questo periodo di crisi e di attacchi finanziari in cui l’Italia è molto esposta, a causa del debito pubblico e delle instabilità interne.
E’ una manovra comunque che ci richiama tutti alle nostre responsabilità verso noi stessi e verso gli altri: responsabilità nel verificare i nostri bilanci, i nostri modi di lavorare negli enti, le società che abbiamo realizzato, per decidere come riorganizzare, razionalizzare, spendere di meno e meglio, salvaguardando qualità e quantità dei servizi.


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