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Manovra economica, patto di stabilità, obiettivi per i Comuni

In Italia, le recenti vicende economico-finanziarie hanno subito una brusca evoluzione in negativo.
Tra le principali novità, l’intensificazione degli attacchi speculativi, con il conseguente innalzamento dei rendimenti e il potenziale aggravio del costo per il servizio del debito pubblico, l’intervento straordinario della banca Centrale Europea per sostenere i corsi dei titoli di Stato a fronte di un rafforzamento delle misure correttive e dell’anticipazione al 2013 dell’obiettivo del pareggio di bilancio. Infine, la revisione, in senso peggiorativo, delle previsioni dell’economia mondiale, con i timori diffusi di una seconda grave recessione estesa dagli Stati Uniti all’Europa.
Ed è alla stregua di questi elementi che va valutata l’adeguatezza della manovra finanziaria bis, approvata con il DL 138/2011 – poi convertito in legge 148/2011 – pur se imposta dalle nuove condizioni di emergenza.
Vedremo quanto questo stato di cose potrà essere corretto dall’apertura di una nuova fase, avviata dalle dimissioni del Governo.
Il DL 138/2011 dispone, in tal modo, una correzione dell’indebitamento netto pari all’1,1 per cento in termini di Pil nel 2012, all’1,5% nel 2013 e allo 0,4% nel 2014.
Con l’integrazione della manovra, e ferme restando le previsioni del Pil nominale per gli anni 2012-2014 contenute nel DEF, l’indebitamento scenderebbe al -1,2% per cento nel 2012, mentre si conseguirebbe un avanzo pari allo 0,2% nel 2013 e allo 0,5% nel 2014.
La manovra finanziaria bis, quindi, accentua quella che era già la caratteristica della manovra varata nel mese di Luglio: un peso che, nella media del periodo, risulta ben superiore al 50% (e crescente tra il 2013eil 2014) delle entrate sul totale della manovra lorda.
Sotto quest’aspetto, il ricorso prevalente alla leva fiscale (quasi tre quarti della manovra se si sommano interventi diretti e indotti) e, in particolare, le modalità d’intervento prescelte, determinando la compressione del reddito disponibile, accentuano i rischi di effetti depressivi.
In tal modo appare ribaltata la logica originaria della delega fiscale: da strumento per una mera redistribuzione del reddito del carico fiscale a mezzo per il reperimento d’ingenti risorse aggiuntive (fino a circa 20 miliardi) per la correzione del disavanzo pubblico.
Il fatto di operare prevalentemente sul fronte delle entrate conferma la difficoltà ad aggiustare i conti pubblici dal lato della spesa, nelle grandi dimensioni oggi richieste, se non si opera su tutte le categorie di spesa corrente e in conto capitale, senza esclusioni.
L’articolo 20 del Dl 98/2011 ha stabilito che a decorrere dall’anno prossimo le modalità di raggiungimento degli obiettivi di finanza pubblica delle singole Regioni, esclusa la componente sanitaria, delle province autonome di Trento e Bolzano e degli Enti locali del territorio, potranno essere concordate tra lo Stato e le Regioni e le Province autonome, previo accordo conclusivo in sede di Consiglio delle autonomie locali e ove non istituito con i rappresentanti dell’ANCI e dell’UPI regionali.
Le predette modalità si conformano a criteri europei con riferimento all’individuazione delle entrate e delle spese da considerare nel saldo valido per il Patto di stabilità interno.
Le Regioni e le Province autonome rispondono nei confronti dello Stato del mancato rispetto degli obiettivi attraverso un maggior concorso delle stesse nell’anno successivo in misura pari alla differenza tra l’obiettivo complessivo e il risultato complessivo conseguito.
Restano altresì ferme le vigenti sanzioni a carico degli Enti responsabili del mancato rispetto degli obiettivi del patto di stabilità interno e il monitoraggio a livello centrale, nonché il termine perentorio del 31 Ottobre per la comunicazione degli obiettivi.
Al fine di ripartire tra gli enti del singolo livello d governo l’ammontare del concorso alla realizzazione degli obiettivi di finanza pubblica fissati, a decorrere dall’anno 2012 del comma 5, nonché dell’articolo 14 del Dl 78/2010, predetti Enti sono ripartiti in quattro classi, sulla base dei seguenti parametri di virtuosità:
a) Prioritaria considerazione della convergenza tra spesa storica e costi fabbisogni standard;
b) Rispetto al piano di stabilità interno;
c) Incidenza della spesa del personale sulla spesa corrente dell’Ente;
d) Autonomia finanziaria;
e) Equilibrio di parte corrente;
f) Tasso di copertura dei costi dei servizi a domanda individuale per gli Enti Locali;
g) Rapporto tra gli introiti derivanti dall’effettiva partecipazione all’azione di contrasto all’evasione fiscale e i tributi erariali per le Regioni;
h) Effettiva partecipazione degli Enti Locali all’azione di contrasto all’evasione fiscale;
i) Rapporto tra le entrate di parte corrente riscosse e accertate;
j) Operazione di dismissione di partecipazioni societarie nel rispetto della normativa vigente.
Gli enti risultano collocati nella classe più virtuosa, fermo l’obiettivo del comparto, come anticipato non concorrono alla realizzazione degli obiettivi di finanza pubblica fissati, a decorrere dall’anno 2012, dal comma 5, nonché dall’articolo 14 del Dl 78/2010.
La nuova disposizione oltre ad anticipare di un anno la decorrenza degli effetti derivanti dall’applicazione delle regole del patto di stabilità interno previste dal comma 5, dell’articolo 20 del Dl n.98 del 2011, aggiunge ulteriori obiettivi di risparmio a quelli fissati dall’articolo 14 del Dl n.78 del 2010.
Altre considerazioni poi nascono sulla base de seguenti dati elaborati e diffusi dall’Ifel:
a) I Comuni sono l’unico comparto che abbia tenuto sotto controllo la spesa corrente, ma che ha dovuto sacrificare quella in conto capitale per rispettare i vincoli di finanza pubblica imposti dal patto d stabilità. L’Istat, in particolare, rileva una riduzione della spesa per investimenti tra il 2010 ed io 2009 del 16%, con effetti fortemente retrocessivi sull’economia locale, alla quale si aggiunge una contrazione dei servizi alle persone e alle famiglie stimata al 10%.
b) Di contro la spesa complessiva della Pubblica Amministrazione continua ad aumentare nonostante i tagli operati negli ultimi 20 anni;
c) Nel quinquennio 2005-2009, il saldo di bilancio della Pubblica Amministrazione è peggiorato di quasi 20 miliardi d euro, mentre per lo stesso periodo il bilancio aggregato del comparto comunale ha registrato un miglioramento di 2,6 miliardi di euro;
Di conseguenza, si ritiene prioritario modificare la manovra finanziaria appena varata per restituire ai Comuni il ruolo di volano dello sviluppo locale e di strumento di supporto pieno allo sviluppo dei servizi alla persona, attraverso il pieno riconoscimento dell’autonomia fiscale e organizzativa.
Si considera, altresì, necessario sbloccare tutte le risorse finanziarie ferme nelle casse comunali per ridurre gli effetti sui pagamenti alle imprese che, di fatto, ha aggravato la crisi economica sul territorio.
In ultima analisi, risulta prioritario avviare un confronto sulla finanza locale, con la partecipazione di tutti i livelli di governo.

 
A cura di Legautonomie Liguria


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