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PICCOLI COMUNI

Le recentissime alluvioni che hanno colpito la regione Liguria hanno causato danni ingentissimi all’economia, alle infrastrutture, alla popolazione colpita da lutti ed enormi perdite di beni. Non intendiamo, sotto quest’aspetto, interrogarci ulteriormente sulle cause di un tale disastro, cui ha sicuramente concorso l’eccessiva cementificazione del territorio, l’abbandona della cura dei corsi d’acqua e dei boschi, il precario assetto idrogeologico del territorio: molti lo stanno già facendo, sicuramente con maggiore competenza rispetto a quanto ne abbiamo a disposizione. Su di un punto, però, intenderemmo cimentarci con una qualche cognizione di causa dal punto di vista istituzionale, che sicuramente non può essere, anche all’interno di un frangente eccezionale di questo tipo, essere considerato di secondaria importanza. Si tratta del ruolo dei piccoli comuni, rivelatosi ancora una volta essenziale nel rapporto con i cittadini quale presidio democratico, di solidarietà sociale, di difesa del territorio. Nel corso della scorsa estate, quando il governo sfornava una legge finanziaria (o di “stabilità” come si dice adesso) alla settimana ed era di moda una certa furia iconoclasta (presto abbandonata, del resto) per i cosiddetti “costi della politica”, i piccoli comuni erano diventati una sorta bersaglio molto facile da colpire, all’insegna delle 45.000 poltrone da abolire. Tentativo fallito, anche perché è stato dimostrato che i costi, alla fine, risultavano del tutto risibili rispetto alle esigenze di riduzione del deficit pubblico, imposte con grande fermezza dall’Unione Europea. Cerchiamo, allora, di sviluppare un minimo di ragionamento su questo tema, avanzando anche una possibile proposta d’iniziativa da parte di Legautonomie Liguria. I piccoli comuni, da molti anni, sono al centro dell’attenzione sotto l’aspetto legislativo e normativo, sia in Parlamento sia a livello Regionale, con l’obiettivo di razionalizzarne la possibilità di erogare servizi e corrispondere ai bisogni della popolazione. Questo tentativo si è sviluppato, nel corso degli anni all’interno di un quadro di crisi economica che ha finito con il ridurre drasticamente le risorse disponibili, in una sorta di confusione, come abbiamo già avuto occasione di far notare, tra i “costi della politica” e la struttura istituzionale del Paese. Nel frattempo sono state abolite, con una certa fretta, le Comunità Montane, senza che, nel frattempo, si realizzassero quegli altri “collegamento di presidio”, come ad esempio, le Unioni di Comuni che avrebbero dovuto rappresentare una sorta di “nuova frontiera” del sistema autonomistico, in particolare nei “rami bassi” del rapporto con il territorio e i cittadini. La Lega Regionale Ligure delle Autonomie Locali, oltre ad aver accumulato nel corso degli anni una lunga esperienza di riferimento culturale e istituzionale sul tema, lo ha particolarmente a cuore considerata anche la particolare conformazione orografico-demografica, come abbiamo già ricordato accennando alla drammatica alluvione dei giorni appena trascorsi. Nella nostra Regione, la Liguria, pensare ai piccoli comuni significa quasi sempre pensare ai comuni montani, molto spesso isolati, e quindi in crescente difficoltà ad adempiere i loro, indispensabili e insopprimibili, compiti istituzionali. Per questi motivi la Lega Regionale Ligure delle Autonomie Locali pensa a realizzare, ovviamente in collaborazione con le Istituzioni e prioritariamente con la Regione Liguria, una sorta di”ricognizione” del territorio, al fine di avviare un confronto ravvicinato con gli enti interessati: un confronto destinato soprattutto a diffondere conoscenza e interesse culturale verso il discorso aggregativo, al fine di estendere la possibilità di realizzazione delle Unione di Comuni, com’è nell’auspicio della nostra Associazione.


A cura di Legautonomie Liguria


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