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Patto di stabilità dieci anni dopoDa oltre 10 anni le amministrazioni pubbliche locali sono sottoposte alle regole del Patto di stabilità interno, introdotte dalla legge 448/1998 (che già parlava di federalismo fiscale) a seguito del Patto di stabilità e di crescita siglato a livello europeo nel 1997.Inizialmente in modo più morbido e in seguito con un effetto più rilevante e marcato, ne sono scaturiti vincoli gestionali sempre più stringenti che, partendo dalla parte corrente, hanno progressivamente investito anche la gestione in conto capitale, con un impatto che si rivela oggi piuttosto discutibile. A discapito della denominazione, si è trattato altresì piuttosto instabile, che ha impedito agli Enti di svolgere una reale programmazione nel corso del tempo. Di volta in volta sono cambiati i periodi considerati, le grandezze assunte, le sanzioni e le premialità applicate, l’entità complessiva della manovra da realizzare. In aggiunta, l’impostazione accolta è stata prevalentemente “top down” attraverso l’imposizione di vincoli stringenti da parte dello stato sule autonomie locali, secondo un approccio non cooperativo basato sulla prioritaria considerazione delle esigenze della finanza pubblica centrale. Una logica maggiormente “negoziale” è intervenuta solo recentemente, con l’introduzione dei meccanismi di regionalizzazione orizzontale e verticale, che mirano a ragionare per territori assegnando alla generalità degli enti appartenenti a questi ultimi un obiettivo cumulato da conseguire mediante l’azione gestionale. Scarica PDF articolo |
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