SISTEMA AUTONOMISTICO E MANOVRA FINANZIARIAIl sistema autonomistico ha reagito in modo particolarmente energico alle disposizioni contenute nella manovra finanziaria, presentata dal Governo nel turbinio della grave crisi economica che stiamo attraversando. Agli Enti Locali non bastano le eventuali revisioni già annunciate al riguardo delle misure previste nel decreto-legge 138 del 13 Agosto scorso. Su questo punto si è raggiunta la più completa unanimità dei rappresentanti di Regioni, Province, Comuni. Le richieste avanzate riguardano la rimodulazione dei tagli, lo stralcio delle norme ordina mentali, la modifica delle regole del patto di stabilità, la restituzione di un’autonomia più ampia. I rappresentanti del sistema degli Enti Locali, in questo frangente, hanno avuto la netta percezione della costrizione necessitata di dover tagliare di netto i servizi essenziali, il trasporto locale, assistenza sanitaria, welfare, infrastrutture.
Le misure adottate dal Governo appaiono assolutamente inidonee ad abbattere un debito pubblico che può essere arginato soltanto attraverso una crescita elevata del prodotto interno lordo, per la quale non appaiono proprio presentarsi le condizioni, almeno in questa fase. Inoltre è emersa netta l’esclusione del sistema autonomistico dai processi decisionali, in perfetta contraddizione con le conclamate velleità “federalistiche”.
La spirale viziosa del collasso finanziario si è avvitata su se stessa e nessuno sembra capace di fermarla. Nessuno, inoltre, pare in grado di incanalare in un’unica benefica risultante l’energia residua che ogni categoria politica, sociale e imprenditoriale è ancora capace di sprigionare. Così come nessuno riesce oggi a prevedere quale esito concreto potrà avere questa crisi, non soltanto sul piano istituzionale, ma complessivamente al riguardo delle condizioni materiali di vita dei più diversi ceti sociali. Si susseguono le sterili furbizie dalle gambe corte e non emergono soluzioni credibili. Manca una visione prospettica che dia il senso di marcia al sistema, mentre non manca chi approfitta dell’occasione per dettare disposizioni a proprio vantaggio, all’interno de permanere di una deteriore logica corporativa. Si tratta di uscire da questo dedalo di pensiero debole (fatto d’idee fugaci, proposte e controproposte, misure e contromisure, adottate, abrogate, accantonate, stralciate ripresentate ammorbidite o inasprite, a seconda dei casi, com’è accaduto nello scorso mese di Agosto) all’interno del quale le amministrazioni locali devono impegnarsi di non smarrire – almeno – un pragmatico senso di orientamento tale da consentire un cammino “normale” all’operato del governo delle Autonomie.
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